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Hello world!
ottobre 14, 2009Agrello: «Spero di essere con voi pure l’anno prossimo»
giugno 7, 2008«Che l’atteggiamento di quest’anno vi accompagni anche in quinta. Con me o senza di me»
Intervista – di Benjamin Dezulian
Sul fronte dei giudizi ci sono stati dei miglioramenti, oppure la situazione è stazionaria? Io sottolineo che ci sono degli atteggiamenti che andrebbero un attimo migliorati o modificati: maggiore responsabilità nello studio da parte di qualcuno, più serenità nel mettersi in discussione da parte di altri, con serenità, raccogliendo i frutti più opportuni.
Una disciplina probabilmente tra le più ostiche quella che lei insegna: quando si parla di matematica, subito c’è un po’ di apprensione. Ma vedo che lei tende sempre all’ottimismo, a sdrammatizzare. Lo fa “per sua natura” o è una scelta che ha compiuto? Ci sono due motivazioni: la prima è che in ciò si rispecchia la mia natura… è inevitabile… La seconda è perché sono convinta che la matematica sia difficile solo perché culturalmente c’è questa tradizione: ad un bambino che va alla scuola elementare viene detto subito: «Affronterai matematica, è difficile», ma se il bambino si pone in maniera serena riesce e riesce pure bene. Quindi, secondo lei, c’è quasi una sorta di pregiudizio? Esatto.
Non si sa ancora nulla in merito alla sua riconferma per il prossimo anno. Per quanto dipende da lei, sarebbe propensa a rimanere ancora in questo istituto? Io penso di sì, perché comunque ci sono dei progetti iniziati e non portati a termine, ad esempio la vostra classe… Mi piacerebbe concludere con voi questo percorso. Dipende da me, certo, ma anche dalle istituzioni e da come gestiscono le immissioni in ruolo. Io potrei avere il ruolo vicino a casa mia (la docente è originaria di Trecchina, in provincia di Potenza, ndr), quindi a quel punto lascerei il Trentino, oltre a questa scuola. Come si trova in Trentino? Confermo quanto ho detto due anni fa: bene, benissimo. Anzi, io spero che l’immissione in ruolo mi arrivi da questa terra.
Lei ha lavorato su tre indirizzi (scientifico, sociale ed Itc): c’è un atteggiamento diverso nei confronti della sua disciplina? Comporta delle difficoltà spostarsi in ambiti diversi? No: per me è stata una sfida quella di lavorare su tre indirizzi, è stato piacevolissimo lavorare alla ragioneria anche perché è matematica diversa da quella consueta, legata alla classe di concorso 47-Matematica. L’atteggiamento degli studenti è diverso. Anche osservare questo è piacevole ed arricchisce senz’altro. Quindi: diversità sì, ma per la crescita. Allo scientifico, essendo materia d’indirizzo, la disciplina viene considerata in un certo modo anche dagli studenti; al sociale non è d’indirizzo e quindi l’atteggiamento è diverso; alla ragioneria, in effetti, è un mezzo per approfondire altre discipline come economia aziendale e anche in quel caso viene vista con un’ottica diversa dagli alunni.
Quest’anno ha ricoperto pure il ruolo di coordinatore di indirizzo, per cui ha probabilmente avuto a che fare anche con questioni spinose. Com’è stata quest’esperienza? La rifarebbe? La rifarei perché, nonostante le difficoltà – non è stato per niente un anno semplice – senz’altro è un’esperienza che arricchisce e che dà la possibilità di capire più a fondo com’è il mondo della scuola. È un ruolo di responsabilità che mi è giunto in un momento particolare per la scuola.
Un suo giudizio sul sito di Biesse. Lo seguo spessissimo, mi tengo aggiornata su quello che accade in classe anche al di là della mia presenza in classe e per questo motivo, per noi insegnanti forse è un buon riferimento per cogliere tante sfumature che magari, a volte sfuggono. Come progetto lo ritengo, come ho sempre detto, importante e dovrebbe essere modello per altri, soprattutto basandoci sul fatto che la scuola non ha ancora un sito e quindi dei contatti di questo tipo servono. Vi invito quindi a continuare anche l’anno prossimo e a lasciare l’eredità a qualcun altro.
Se questo fosse l’ultimo anno, quale ricordo custodirebbe con maggiore simpatia di questa esperienza nella nostra classe? Beh… Ci sono tanti ricordi, che spaziano da un viaggio a Trento che è un’uscita un po’ extra rispetto alla scuola, oppure alla consegna dei Petali, che ha evidenziato (come ho detto oggi), cambiamenti da un anno all’altro, anche inattesi. Queste sono tutte situazioni che, nel bene e nel male, hanno segnato questi anni. Ma sono state significative anche le normali lezioni, i sorrisi che ci sono stati in classe… perché no.
daybyday del 7 giugno 2008
giugno 7, 2008daybyday – di Redazione
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Sommario
Intervista – “Agrello: «Spero di essere con voi pure l’anno prossimo» - «Che l’atteggiamento di quest’anno vi accompagni anche in quinta. Con me o senza di me»
L’intervento – “Ma noi non abbiamo taciuto” – di Benjamin Dezulian
Bilancio – “Scientifiche in netta ripresa” – di Luca Follador
File: Ddb07_06_08
Ma noi non abbiamo taciuto
giugno 7, 2008L’INTERVENTO Pat-Miur: le accuse infondate
Opinioni – di Benjamin Dezulian
In una foto di gruppo
giugno 6, 2008Scorro l’album delle fotografie dell’ultimo Viaggio d’Istruzione a Firenze, e m’imbatto nello scatto di gruppo in cima alla Cupola. Volti sorridenti. Volti da gita: una foto come quelle di mille altri studenti, con gli stessi sorrisi, le stesse storie alle spalle, la stessa vita di classe. Uguali, ma diversi. Come diversi siamo noi, negli scatti dello scambio linguistico, nelle foto di Milano, in quell’album portato da Ioppi qualche settimana fa: eravamo a Segonzano. Primini.
Quante cose sono cambiate da allora. Quante ore passate in quella scuola che ci ha visti passare da neofiti a “grandi”, presto “padroni di casa”. Che tradotto significa “pronti ad uscire”.
E ora stiamo per tuffarci nell’apnea della quinta, per ritrovarci in un’altra foto di gruppo, magari a Berlino tra qualche mese. Sarà l’ultimo viaggio assieme, prima di spiccare subito il volo verso altri lidi. Allora sì, che per rivederci assieme serviranno quelle vecchie foto.
Luca Follador
daybyday del 6 giugno 2008
giugno 6, 2008daybyday – di Redazione
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Sommario
Inglese – “La “forbice” di Morini: temi senza via di mezzo” - Picchi di eccellenza ma, allo stesso tempo, giudizi molto negativi
L’intervento – Accesso patetico “In una foto di gruppo” – di Luca Follador
Biesse – “Inizia la consegna del petalo bianco”
Istituto – “Ultimo giorno: i rappresentanti”
File: Ddb06_06_08
daybyday del 5 giugno 2006
giugno 5, 2008daybyday – di Redazione
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Sommario
Intervista – “Pojer: «Siamo tenuti in sufficiente considerazione»”
Codocenze – “Le Tic al capolinea”
Biesse – “Petalo bianco: da domani si premia”
Filosofia – “Bene e male”
Matematica – “Trasformazioni geometriche”
Il file: Ddb05_06_08
Pojer: «Solo il Concertone ha risollevato le sorti dell’anno»
giugno 5, 2008«Abbiamo collezionato qualche sconfitta,ma essere rappresentante dà soddisfazioni»
Intervista – di Benjamin Dezulian
daybyday del 4 giugno 2008
giugno 4, 2008daybyday – di Redazione
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Sommario
Intervista- “Pojer: «Il Concertone ha risollevato le sorti dell’anno»” - «Abbiamo collezionato qualche sconfitta,ma essere rappresentante dà soddisfazioni»
L’intervento – Un anno da rappresentante “Se l’apatia ha la meglio” – di Benjamin Dezulian
Istituto – “Ultimo giorno: i Rappresentanti fanno retrofront: «È rischioso»”
Latino – “Lingua morta!”
Biesse – “Entusiasmo per il Petalo Bianco”
Il file: Ddb04_06_08
Una scuola a due tempi
giugno 4, 2008L’INTERVENTO Un anno da rappresentante
Opinioni – di Benjamin Dezulian
L’anno è all’epilogo. E, come al solito, è tempo di bilanci. È il momento della verità per ogni materia, con docenti che non fermano gli “sprint” finali al fine di sciogliere le ultime riserve, ma lo è anche per i Rappresentanti d’Istituto (che hanno presentato la propria relazione, di cui parleremo nei prossimi giorni) e di classe.
Dal canto mio – premettendo che le considerazioni che esprimerò in seguito non sono altro che mie modestissime opinioni e che questo non vuole essere in alcun modo un documento – affermerei senza esitazioni che quello che chiuderemo tra pochi giorni è un anno positivo, segnato – in linea generale – da una ripresa eterogenea su tutti i fronti, ed in particolare nelle discipline scientifiche.
Questo è quanto ho portato in Consiglio di Classe quasi un mese fa, ma questa è anche una convinzione che non si incrina nemmeno dopo le perplessità avanzate dai docenti nella sede sopraccitata. Non voglio essere polemico, ma mi sembra che qualcuno provi gusto a portare iella, a preferire sempre e comunque lo sbuffo alla soddisfazione. Quando le cose vanno male, le lamentele – com’è comprensibile – fioccano. Ma pure quando la situazione migliora, i mugugni non vanno in vacanza, nella consapevolezza che, in ogni caso, potrebbe andare meglio. per carità, tutto ciò è lecito e comprensibile, ma ritengo che uno sprone e un atteggiamento di maggiore ottimismo non guasterebbe. E invece, se oggi la situazione è positiva, tutti corrono a pensare ai problemi che potrebbero esserci domani, iniziano a proporre il “leitmotiv” della maturità, della vastità del programma da affrontare il prossimo anno. Mai una volta che si dica soltanto: «Apprezziamo quanto di buono è stato fatto quest’anno, i progressi trasversali che ci sono stati» senza aggiungere, immancabilmente, un «Ma vedrete che l’anno prossimo andrà peggio» o, quantomeno «Sarà più dura». Lo so che è bene pensare in maniera realistica al prossimo futuro, nella consapevolezza che non mancheranno le insidie. Non voglio mettere la testa sotto la sabbia, fare sogni di gloria, credere che non ci saranno fatiche, difficoltà e quant’altro. Ma in certi momenti, forse, gioverebbe di più all’umore pensare soltanto a quanto si è fatto bene fino ad ora. Orbene: l’uomo è masochista per definizione, ma qui mi sembra che si scelga di infierire in maniera del tutto gratuita. L’ultima parola su questo fronte spetta agli scrutini, ma non occorrerà certo guardare le medie matematiche per capire che la situazione è stata più serena. Ne è dimostrazione, ad esempio, l’esito degli ultimi temi di fisica e matematica, dove le insufficienze sono state poche o assenti e dove si sono sfiorate molte punte di eccellenza. Del resto, la cosa più necessaria in vista del prossimo anno è probabilmente l’ottimismo, lo spirito giusto. Abbiamo davanti un’estate per cercare di crearlo.
Non posso invece nascondere la mia insoddisfazione sulla questione della partecipazione. La nostra classe, sulla media, tiene: alle assemblee d’istituto siamo sempre stati in linea con la media generale, che molte volte abbiamo pure superato, ma resta il fatto che, anche da noi, il disinteresse sembra farla da padrone. Mi spiace soprattutto per i Rappresentanti d’Istituto, che hanno svolto un lavoro molto oneroso e puntiglioso per proporre una serie di incontri su tematiche di attualità, vicine al mondo dei giovani, ricevendo spesso in cambio soltanto critiche o – e forse è ancora peggio – un muro di apatia. Infatti, non esiste solo la distinzione tra “presenza” e “assenza”, ma è necessario discernere – e mi riferisco specialmente alle assemblee di classe – tra una forma di partecipazione “attiva” ed una completamente “passiva”. Meglio, in questo caso, non presentarsi, piuttosto che arrecare disturbo agli altri partecipanti. Del resto, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine e anche la demotivazione sembra non avere più ragion d’essere, anche se a volte verrebbe da maledireil momento in cui si è scelto di candidare. Tuttavia, a mettere in discussione l’utilità e il ruolo dei Rappresentanti non è soltanto l’apatia degli studenti, ma anche – e forse soprattutto – la scarsa considerazione degli organi collegiali nei confronti di queste figure. In fin dei conti (è questa l’opinione comune), i docenti hanno sempre il coltello dalla parte del manico, oltre ad essere – in molte assemblee – sovrarappresentati rispetto a studenti o genitori. Anche il Consiglio di Classe con i Rappresentanti, in fin dei conti, non è che una gigantesca farsa, fumo negli occhi. Basta considerare la data di convocazione dell’ultima riunione dell’anno scolastico, ad un mese dal termine delle lezioni. Spesso e volentieri, inoltre, le riunioni si limitano ad una mera esposizione della relazione sull’andamento della classe, con spazi di contraddittorio limitati.
Ho la sensazione, anzi la certezza, di non aver detto nulla di nuovo. Da anni, forse fin dalla notte dei tempi, i problemi sono gli stessi. E mi viene da pensare che tali rimarranno anche nei prossimi anni.
Benjamin Dezulian*
(*Rappresentante degli studenti al CdC 4Bs)