L’INTERVENTO Pat-Miur: le accuse infondate
Opinioni – di Benjamin Dezulian
Chi l’avrebbe mai detto… di solito mi accusano (e, soprattutto, mi rimprovero) di parlare troppo.
Invece, per una volta, quest’oggi sono stato accusato di avere taciuto. L’accusa è generalizzata, ma mi ha investito senza dubbio in prima persona e, soprattutto, mi ha sorpreso notevolmente.
Non avrei mai creduto possibile di poter essere attaccato per non avere espresso in maniera chiara ed in tutte le sedi possibili la perplessità (non mia, ma generalizzata) nei confronti del nuovo Piano di Studi voluto dalla provincia e che ci ha visti coinvolti come cavie. Il famigerato “Pat-Miur”, infatti, è stato a più riprese oggetto di discussione sui numerosi tavoli. Discussioni in cui noi (e in questo “noi” comprendo chi mi ha preceduto nella carica di Rappresentante di Classe, nonchè il mio attuale collega) siamo intervenuti attivamente ed in maniera chiara e decisa su più fronti. Lo scorso anno è stato addirittura presentato all’attenzione della Dirigenza un documento scritto (redatto da Luca Follador e Debora Simonazzi) per illustrare ed argomentare le nostre obiezioni alla sperimentazione. Quest’anno l’argomento è emerso in svariati contesti. Pur impossibilitati ad intervenire direttamente nell’assemblea, le nostre osservazioni ed istanze in merito sono state riferite a membri autorevoli del Collegio Docenti, che abbiamo riconosciuto come tramite efficace non per condizionare le scelte di un organo che non ci coinvolge ma, piuttosto, per destare una riflessione da estendere “a macchia d’olio”. Dell’argomento si è discusso molto anche con l’unico rappresentante degli studenti (e non lo dico per destare alcuna polemica o “discriminazione” tra gli indirizzi di studio) che si è mostrato comprensivo ed aperto nei confronti delle nostre istanze, che sono parse condivisibili – e non faccio altro che riportare un dato di fatto – soltanto a chi ha frequentato il nostro indirizzo con il precedente progetto e ha potuto rendersi conto dei disagi comportati da una decurtazione di ore di lezione che ha interessato soprattutto le materie di indirizzo.
Ma, dirò di più: la docente non poteva scegliere una sede meno consona per formulare questa critica. Noi, infatti siamo stati gli unici, l’unica classe in tutto l’Istituto, a prendere una posizione chiara e decisa. Lo abbiamo appurato nel corso delle riunioni con gli altri rappresentanti d’Istituto, quando, per accidia o per convenienza, hanno tutti preferito percorrere strade più comode, lasciandoci praticamente da soli nel sostenere senza cedimenti le nostre posizioni. Molti hanno preferito guardare al vantaggio dell’oggi ovverosia alla diminuzione delle ore di lezione e alla sostituzione di onerose ore di discipline curricolari con corsi opzionali più “soft”), piuttosto che alle ripercussioni sulla nostra preparazione globale. Uno scotto che rischiamo di pagare in sede d’esame, quando saremo i primi in assoluto a testare sul campo la novità. È verissimo che cinquecento ore di lezione perse in un quinquennio sono un’enormità e credere che questo taglio non inciderà sulla nostra formazione è mera utopia.
Noi, con responsabilità, lo abbiamo ammesso e denunciato. Ma abbiamo pagato lo scotto della nostra solitudine.
Infatti, in molti indirizzi, il Pat-Miur fa tanto comodo, a qualcuno ha dato persino l’occasione di sostituire noiose ore di lezione opzionale con “piacevoli scampagnate” praticamente gratuite. Ed, evidentemente, è altrettanto ovvio che il senso di responsabilità non accomuna tutti gli indirizzi presenti in questo istituto.
Ma nemmeno, ad onor del vero, tutte le classi del nostro stesso corso di studi si sono mostrate propense a darci man forte.
E poi, in ultimo luogo, a cosa sarebbe mai potuto servire alzare la voce in un sistema scuola dove l’opinione degli studenti viene, se non all’ultimo, certamente al penultimo posto?
Ultimo ma non ultimo: le nostre osservazioni sul piano di studi le abbiamo esternate anche all’ultima riunione del Consiglio di Classe, subendo per questo un duro attacco da parte di un docente. Come mai, gentile docente, in tale circostanza non ha colto l’occasione per darci man forte? Perché, come molti altri colleghi, non ha fatto altro che opporre un muro di silenzio? È inutile esigere una “rivoluzione” da parte nostra se, allo stesso tempo, viene meno il sostegno anche in un momento di pacata discussione.